Arte e psicoanalisi si incontrano, un connubio innovativo in un contesto che è di per sé una novità nel panorama delle istituzioni museali italiane.

Da aprile a dicembre 2019, presso il MACRO ASILO – Il museo ospitale, Museo di arte contemporanea di Roma (www.museomacro.it), alcuni psicoanalisti del Forum Lacaniano in Italia (Marco Pacelli, Cecilia Rellini e Carmela Emilia Cancellaro), cureranno una serie di incontri dal titolo “Ascoltare l’arte. Psicoanalisi in dialogo” nell’ambito delle iniziative in estensione volte a tenere vivi i legami della psicoanalisi con altri discorsi nella modernità.

Tale collaborazione intende coinvolgere alcuni artisti nella presentazione delle loro opere al pubblico, durante incontri con cadenza mensile, attraverso la mediazione di un lavoro di gruppo.

Come curatori, abbiamo voluto sperimentare una modalità di incontro tra arte e psicoanalisi che rispettasse lo spirito innovativo del progetto MACRO Asilo: il museo ospitale è infatti una realtà assolutamente originale. Ideato e curato dall’antropologo Giorgio de Finis, il Macro ha trasformato l’idea stessa di museo in un organismo vivente, “ospitale” e relazionale, che invita all’incontro e alla collaborazione persone, saperi e discipline, in una logica di costante apertura e partecipazione della città e del pubblico.

L’ingresso è libero per tutti e l’idea stessa di istituzione museale, come si legge nella presentazione dell’ iniziativa, “punta a essere rinnovata con l’intento di tessere una relazione nuova e prolifica tra l’arte e la città. La sperimentazione, in tal senso, riguarda proprio il Museo di arte contemporanea della città e ne indaga la sua funzione civica di istituzione che opera nel tempo presente sulla produzione di sapere, senso e conoscenza, che attraverso l’arte si riesce a mettere a disposizione delle persone.

Il primo di questi incontri  ha visto la partecipazione dell’artista Franco Losvizzero (clicca qui per maggiori informazioni), che ha presentato la sua opera “Il pranzo di Babette” (1999), un’installazione che lo stesso artista ha avuto modo di illustrare brevemente.

Il lavoro in gruppo ha sorpreso per la ricchezza dei temi: ciascuno dei partecipanti ha potuto sperimentare il confine tra la propria soggettività e lo stimolo che l’opera d’arte costituisce nell’elicitare frammenti del vissuto sintomatico, guidato da un ascolto che, pur rispettando il mandato non terapeutico, ha cercato di offrire a ognuno uno spazio di parola.

La contemporanea presenza dell’artista e del pubblico, attraverso la mediazione del lavoro in gruppo, ha così creato una situazione dove l’opera d’arte e la sua fruizione hanno potuto avere un ascolto fecondo.

In primo luogo, questa modalità di fruizione dell’opera d’arte ha permesso, al di là dei temi emersi per ciascuno dei partecipanti, il costituirsi di una esperienza d’incontro con l’atto creativo dell’artista, in una sorta di presa diretta, di confronto e scambio, di messa in comune di temi e riflessioni.

Ma soprattutto, per quello che riguarda lo specifico analitico, l’emergere di una pluralità di versioni di lettura dell’opera ha potuto segnalare a ciascuno qualcosa della propria soggettività, testimoniando come l’aspetto immaginario e simbolico poggi per ognuno su di un reale ineffabile, segnale di un’altra scena, di cui proprio la creazione che l’artista offre al mondo è spesso capace di restituire ad ognuno una traccia.

Si tratta insomma di sensibilizzare ciascuno, attraverso la mediazione dell’arte, ad un’esperienza riguardo l’esistenza stessa dell’inconscio, senza voler dare, d’altro canto, troppe coordinate di sapere, ma puntando piuttosto sull’eventuale accadimento per ognuno di tale incontro.

Questa formula, che ha trovato il gradimento sia del pubblico che dell’artista, sarà riproposta nei prossimi incontri in calendario.

di Marco Pacelli

Foto Ⓒ Monkeys VideoLab