Per esilio si intende l’allontanamento forzato o volontario dalla propria patria ma anche quel senso di separazione che si può vivere pur stando in mezzo agli altri.

C’è un esilio analizzante: i soggetti che incontriamo nella nostra pratica clinica arrivano con il lamento per qualcosa di perduto – o di non raggiunto – a causa di sfortunate contingenze biografiche e di volta in volta protestano, piangono, invidiano; si lamentano del loro esilio: “perché proprio a me? quando gli altri invece se la godono” oppure soffrono di una sorta di smarrimento perché colpiti da una estraneità interna, nel senso del “non mi riconosco più”. Vengono a protestare con i loro sintomi per qualcosa che è andato male e vorrebbero tornare come prima o, a seconda dei casi, come gli altri. Hanno l’idea di qualcosa di perduto ma …momentaneamente. È l’esilio di chi vuole tornare nella propria dolce patria.

L’analisi produce cambiamenti, effetti terapeutici anche notevoli: si può vivere meglio, a partire da quello che c’è e non nella nostalgia o nell’attesa dell’unico mitico oggetto perduto; si possono fare nuovi investimenti libidici, per dirla con Freud, che è già un ottimo risultato se pensiamo alla fissazione nevrotica. È un risultato notevole, ma sappiamo che non basta per fare un analista.

Per fare un analista c’è una condizione necessaria (ma non sufficiente!), quella di aver fatto un’analisi. E un’analisi portata alla fine conduce al dato strutturale dell’esilio, cioè a un esilio senza ritorno; con l’aggiunta che l’esilio di ciascuno è differente dall’esilio di tutti e ciascuno ha a che fare col suo, “staccato da quello di tutti”, per riprendere le parole di Lacan (Nota italiana)sull’orrore di sapere – che è per tutti ma ciascuno ha a da vedersela con il suo proprio orrore di sapere. Differenza dell’essere. Sostenibile?

Se aver fatto un’analisi è condizione necessaria ma non sufficiente per fare un analista è perché non basta aver oltrepassato l’orrore di sapersi uno scarto, ci vuole dell’altro e cioè: cosa se ne fa l’analizzante di questo sapere guadagnato a così caro prezzo? Può sostenerlo? Il passaggio all’analista è legato al poterlo sostenere nella relazione con un altro, sostenerlo non solo nel senso di reggerlo ma anche di affermarlo convintamente, come dice uno dei significati del verbo sostenere: avere l’ardire di affermare qualcosa che contrasta con l’opinione comune.

Marina Severini