Il terzo “frammento” che Blascovich ci propone, a partire dalle suggestioni della giornata “Millennial Symptoms” tenutasi a febbraio 2020 a Milano, riguarda il rapporto tra corpo e godimento. Il concetto di godimento è introdotto da Lacan a partire dalla sua rilettura del testo freudiano e dalla sua messa in valore di quell’avanzamento della teoria di Freud che apre alla questione della pulsione di morte, avanzamento che invece la psicoanalisi di marca anglosassone scotomizzerà, di fatto, dai suoi sviluppi teorici.  Lacan ne farà un fulcro del suo insegnamento, evidenziandone lo stretto rapporto con il corpo e sottolineando, fra l’altro, con grande anticipo, come il “godimento senza limiti” sia l’imperativo del discorso capitalistico dei nostri giorni. 

III) Corpo e godimento

Il corpo ospita la libido e di conseguenza il godimento, che ovviamente rompono le omeostasi organiche: del resto, sia Freud che Lacan ci indicano che per godere ci vuole un corpo.

Va da sé che stiamo parlando di quello che possiamo considerare un “corpo civilizzato” (C. Soler, “Lacan e l’inconscio reinventato” , Milano, 2010, pag. 177) e che oggi è messo in crisi, cioè ciò che è in crisi è proprio la civilizzazione del corpo: proviamo a pensare alle varie forme di autolesionismo, all’anoressia, alla violenza sulle donne, sui bambini… si pensa al corpo esclusivamente come oggetto.

La soddisfazione e l’insoddisfazione sono del soggetto e rispondono allo statuto del godimento, che sappiamo essere essenzialmente del corpo.

Oggi l’imperativo categorico, che si presenta fin dalla nascita è “Godi! Consuma!”, oggi la scommessa della psicoanalisi dovrebbe essere quella di provare a separare il soggetto da questo imperativo categorico, cioè a ridurre il suo assoggettamento, che spesso è totale, con la conseguente alienazione mortifera: siamo cioè al cospetto della negazione della soggettività, la completa alienazione.

Ma questa dovrebbe, forse, essere la scommessa anche dell’educare e del governare, le tre professioni indicate come impossibili da Freud.

(Moreno Blascovich)