Eccoci all’ultimo frammento sulla giornata “Millennial Symptoms”, tenutasi  1° febbraio 2020 a Milano: in continuità con il tema del godimento, https://www.forumlacan.it/millennial-symptoms-frammento-3-corpo-e-godimento/ MorenoBlascovich affronta qui il rapporto fra il corpo e il Discorso del Capitalista (J. Lacan, Milano, Conferenza in Università Statale, “Del discorso psicoanalitico”, 1972), quello che cioè non fa legame sociale, ma cerca al contrario di autoriprodursi continuamente, senza perdite.

L’attualità stessa di questi giorni di pandemia ci sta mostrando  gli effetti drammatici del dilagare di tale discorso, sia a livello sociale che soggettivo: essere ridotti al proprio corpo (sano o malato, poco importa), isolati, privati di libertà essenziali, di certezze per il futuro, di fronte ad un Altro comunque perturbante (che sia il virus o l’umano che si incontra per strada)… L’angoscia che deriva da questa attualità,  potrà essere motore di un cambiamento nel senso di un rinnovato modo di legame fra i soggetti, o sarà invece occasione per nuove forme di segregazione, magari giustificate dai nuovi potenti della Scienza Universale?  Che ruolo potrà avere la psicoanalisi per lavorare questa angoscia, anziché sedarla? (commento di P. Grifo) 

IV) Corpo e Capitalismo

C. Soler nel suo “Gli affetti lacaniani” dice che “ il discorso del capitalista è unicamente il rapporto di ciascun soggetto con gli oggetti da produrre e consumare” (Gli affetti lacaniani, Milano, Franco Angeli, 2011, pag. 45).

L’attuale discorso capitalista, ha come effetto il disfacimento del legame sociale ma soprattutto di ogni solidarietà, lasciando ogni soggetto in una relazione diretta e assoluta con gli oggetti del più di godere.

Siamo ostaggi della legge dell’accumulo.

C. Soler afferma che siamo in un “regime di narcinismo”, dice così:

“E’ quel che ho chiamato il regime del narcinismo, con una condensazione tra narcisismo e cinismo, per dire uno stato di società in cui, in mancanza di grandi cause che trascendano l’individuo e di solidarietà di classe, nessuno ha praticamente altra causa possibile se non se stesso. E, di fatto, dappertutto si leva un gran clamore nel deplorare i mali del capitalismo: precarietà generalizzata non solo del lavoro, ma anche dei legami d’amore, d’amicizia e di famiglia, con il non senso e la solitudine che lascia i soggetti per così dire perduti. Segno dei tempi “. (“Gli affetti lacaniani”, Milano, Franco Angeli, 2011, pag 45/6)

Paradossalmente potremmo sostenere che fortunatamente c’è l’angoscia, con l’angoscia emerge, come dice C. Soler, “l’ignoto di cui si fa esperienza”, sperando che tale ignoto ci interroghi.

Ma oggi, purtroppo, anche la scienza preclude il soggetto, per cui l’angoscia – invece di essere interrogata – va solo sedata.

L’angoscia è il sentimento di essere ridotto al proprio corpo, quindi quel corpo, e di conseguenza quel soggetto, per la scienza, va anestetizzato.

Quindi possiamo dire che la scienza non si occupa del soggetto, men che meno del soggetto barrato, cioè, possiamo dire che la scienza non ha rapporto con il singolare: è la “forclusione generalizzata”.

Cosa può fare la psicoanalisi? In psicoanalisi non ci sono soluzioni immediate, Lacan pensa alla psicoanalisi come sintomo, sintomo di ciò che non va, quindi la psicoanalisi è una pratica di ciò che non va. E’ da lì che si può partire.

(Moreno Blascovich)