Inizia con questo articolo una serie di “Preludi” al nostro 2° Convegno Nazionale FLaI, “La violenza e l’esilio. Il potere della parola”, che si terrà a Trieste, il 25 e 26 maggio 2019.

Pier Aldo Rovatti, direttore della Scuola di Filosofia di Trieste e della rivista aut aut, interverrà al Convegno. Nel suo testo “L’esercizio del silenzio” propone di ascoltare il silenzio nelle parole, scrive infatti “il silenzio nelle parole ce ne rivela il nulla costitutivo […] Dire e vedere si intrecciano: ma la visibilità che da senso al dire che gli sfugge, non è più catturabile.” Sarà interessante allora mettere in dialogo questa prospettiva filosofica sulla parola e i suoi poteri con la psicoanalisi rispetto alla violenza e l’esilio. In fondo la psicoanalisi, la talking cure, è cura per mezzo parola che va verso a quel dire che sfugge alle presa, in quanto però… inconscio. Quale potere a questo dire di trattare le condizioni di esilio e violenza?

Scrive ancora Rovatti: “posso ben dire che, introducendo il silenzio nelle parole, scopro che sono parlato”. Ovvero, in psicoanalisi si potrebbe dire che  che introducendo del meno di potere di padronanza, si scopre che la parola echeggia verso un altro dire che pur mi appartiene, benché non lo sappia. E in fondo il silenzio dell’analista non rinvia a questo silenzio nelle parole, nella parola o per meglio dire tra le parole? In quel punto in cui tra un parola e l’altra, tra un significante e un altro, il soggetto si rappresenta, pur non essendolo.

by: Annalisa Bucciol