Sabato 10 Novembre a Padova si è tenuta la prima Giornata di studio REP(Réseau Enfants et Psychanalyse /Rete Bambini e Psicoanalisi), organizzata da FLaI, Forum Lacaniano in Italia.

L’idea di questa giornata arriva, in modo particolare, da un cartello REP che negli ultimi due anni ha lavorato a partire dalla psicoanalisi sui temi dall’infanzia e dell’adolescenza, al quale hanno partecipato alcuni dei relatori presenti. Abbiamo avuto il piacere di ospitare anche una psicoterapeuta/psicomotricista di orientamento costruttivista, una pediatra di base, una psicoterapeuta/logopedista che lavora presso il servizio di Neuropsichiatria Infantile di padova e formatasi all’ Icles di Mestre, una Psicoanalista/Neuropsichiatra Infantile e un’insegnante di scuola materna. Nello spirito della rete REP si tratta infatti di poter dialogare con altri, aprire e aprirsi a spazi di confronto con altri.

La giornata, strutturata in due sessioni al mattino e una tavola rotonda al pomeriggio, è stata ricca di sguardi e linguaggi differenti, tutti accomunati dal proposito di lavorare bene con il materiale umano quando, questo, presenta una domanda particolare che si formula come sintomo e che la psicoanalisi ci insegna a cogliere come prodotto, precipitato di un lavoro del soggetto, di un lavoro dell’inconscio.
In una fluidità di racconti, interventi e domande, i diversi linguaggi si sono intrecciati nel corso della bella giornata. A volte incontrandosi, a volte sfiorandosi, comunque promuovendo una sensazione di possibile comunicazione tra discipline.

Si è lavorato sull’educazione dei figli, intesa come forma di trasmissione di un saperci fare, ma anche, come necessità di un ascolto particolare della loro domanda. Si è lavorato sullo svezzamento come capacità di saper lasciare che il figlio cresca in una soggettivazione che inizia da un nutrimento alimentare ma passa per un nutrimento di parola e sfocia in una separazione desiderabile da entrambi i lati: madre-bambino. Si è lavorato sulla possibilità di trovare un linguaggio anche lì dove sembra non esserci, ovvero nelle situazioni di compromissione importante sul piano cognitivo, dove si può in qualche modo valorizzare il piano intellettuale.

La tavola rotonda del pomeriggio ha raccolto un po’ le fila delle sessioni mattutine declinando i diversi temi in quella che è stata definita la “soglia tra famiglia, scuola, società”. Renato Gerbaudo, con la sua squisita generosità, ha poi concluso la giornata con un commento finale in cui ha ripercorso ciascun intervento dandone una lettura appassionata, in un fil rouge che ha ricondotto al tema della giornata e del lavoro del Rep: si cerca di lavorare di più con il saper-ci fare che con il sapere precostituito, per poter far posto a quel sapere insaputo (inconscio, dunque) che è di quel soggetto li con cui si lavora, che si educa, che si cura. È solo in questa sottrazione di senso che l’ altro può dare la sua parola e attendersi la nostra, in quel patto di parola che così si instaura. Su questo punto possiamo proprio dire che bambini e adolescenti sono (lacanianamente) “persone di parola “.