Il tema di quest’anno della giornata di studio R.E.P. (Réseau Enfants et Psychalalyse / Rete Bambini e Psicoanalisi), organizzata il 6 aprile da FLaI nella sede di Roma, è stato il rapporto del bambino con la legge, nello specifico con la legge giuridica in caso di divorzio e con quella simbolica delle relazioni umane e dell’inconscio. Sono intervenuti la responsabile Italia della rete R.E.P. Roberta Giacché ( del forum Praxis FCL in Italia) e l’avvocato Lorenzo Sodero, e per FLaI Laura Sanna, Loredana Bove, Michela Sivieri e Cristina Zani.

Il punto di partenza è stato un approfondimento giuridico sul Disegno di legge 735, al quale han fatto da contrappunto alcune riflessioni sulla valorizzazione psicoanalitica del bambino come soggetto, legato ad un proprio desiderio. Si è dibattuto di come, caso per caso, il legislatore non possa appiattire la regolarizzazione dei rapporti tra gli ex coniugi sugli aspetti del diritto dei genitori. Il figlio è sempre strettamente ingarbugliato nella rete delle dinamiche genitoriali, tuttavia gli adulti implicati devono garantire che le maglie di questa rete mantengano degli spazi di parola dove il bambino possa occuparsi del proprio desiderio di diventare grande.

Gli adulti implicati non sono solo i genitori ma anche le figure affettivamente importanti per il bambino: un nonno, una zia, la maestra, un professore, lo psicoanalista. Per quanto difficile è importante che si parli al bambino delle decisioni di mamma e papà in un ottica di progettualità: i genitori, o il genitore che ha scelto la separazione, si fanno carico di uscire da un legame senza desiderio. Poterne parlare libera il bambino dal senso di vergogna ed evita che la separazione venga vissuta come una reazione improvvisa e senza senso.

Nella seconda parte della mattinata è stato proposto un excursus su come il concetto di infanzia sia stato introdotto nella storia dell’umano e come si sia trasformato nel corso del tempo. Nel modello antico il bambino era, in quanto privo di ragione, una creatura molto vicina all’animalità. La pedagogia moderna, pur avendo il merito di riconoscere all’infanzia una propria specificità, cade però nella trappola dell’idealizzazione: il fanciullo esprime al massimo lo stato della purezza e candore.

Freud toglie questo velo e mostra come il bambino è già da subito “non innocente” ed è proprio su questo punto che la psicoanalisi riconosce al bambino tutta la portata dell’essere un soggetto desiderante, seppur ancora tenuto per mano da mamma e papà; “essere portato per mano” è la modalità con la quale il bambino arriva nella stanza dello psicoanalista, dove, può accadere che scopra una parola in proprio.

La giornata si è conclusa con un’importante riflessione sul ruolo che le istituzioni hanno nel poter e dover creare zone franche per un lavoro personale sulla responsabilità genitoriale, dove gli adulti si possano ritrovare a pensare al proprio essere genitore non tanto come un ruolo da eseguire ma come ad una possibilità da giocare.

per FLaI-Roma

Laura Sanna