Breve riflessione su come ne usciremo nuovi
In tempi come questi, di fronte ad un pericolo invisibile e sfuggente, non è strano che
ci si sia sentiti vacillare, catturati nell’immaginazione da qualche fantasma di
aggressione come pure nella realtà da immagini di corpi impotenti, quasi ridotti ad
un frammento di corpo o un brandello di apparato.
Ce ne siamo difesi coprendoci il volto, e non solo per una disposizione esterna.
Nelle nostre città, il termine maschera si può declinare in molteplici modi ma con un
denominatore comune: per arrivare a difendersi, ci si spoglia un po’ della nostra
identità. Eppure, questa identità si è costruita nel corso di molto tempo, frutto di
successive identificazioni a nuovi stili o modi di vita: una maschera che ci siamo
abituati a portare, da dietro la quale di tanto in tanto fa capolino il nostro essere più
profondo.
All’interno della casa, finalmente col volto libero, si è lavorato per mantenere vivo
tutto questo. Allora sì agli spazi ridistribuiti, quasi reinventati: nuovi contenitori per il
lavoro, lo studio e il gioco, dove ci si può anche alternare perché diversi sono gli
impegni, i tempi.
Eppure, proprio qui c’è dell’altro: si può reinventare, rimodellare, rimaneggiare
qualcosa che è rimasto in ombra. Frammenti di sogni o brandelli di passioni sempre
stati lì, solo sfumature abbandonate ai bordi della vita, un po’ snobbati o un po’ elusi,
possono entrare in una nuova creazione, in uno spazio non ridistribuito ma nuovo di
zecca. Un’altra maschera, certo, ma inedita.
Perich Silvana